La Luna rovesciata, con la forma a U. O meglio "luna a barchetta", come si dice, con la falce illuminata non verticale come al solito, ma coricata e con i "cornetti" all’insù. L’appuntamento con questo spettacolo celeste inconsueto alle nostre latitudini è per venerdì 24 febbraio, subito dopo il tramonto.  «Siamo abituati ad ammirare la falce Lunare quasi sempre in posizione verticale, sul lato destro della Luna crescente e su quello sinistro della Luna calante. Solo scendendo parecchio a sud, nella fascia tropicale, capita di osservarla con la curiosa forma ‘a barchetta’, ossia con la falce illuminata nella parte bassa», spiega Corrado Lamberti, astronomo e divulgatore. La sera di venerdì, subito dopo che il Sole sarà calato, però, «potremo godere anche noi di questa inusuale visione».

Guardate che bella la luna gigante: le foto

Da che dipende? Si tratta di una combinazione fra l’inclinazione dell’eclittica, ovvero della nostra orbita, e di quella della Luna che in quella sera si disporranno «in modo tale che la direttrice Sole-Luna intersecherà l'orizzonte all’incirca a novanta gradi», prosegue Lamberti. «In parole povere, con il Sole da poco tramontato, la Luna (con un’età di soli tre giorni) si troverà disposta proprio sulla verticale all’orizzonte, con la sua parte illuminata rivolta verso il basso: una sottile falcetta ammiccante appesa sotto il disco scuro».

La luna nascosta: immagini

Quando guardare? «Bisogna osservare subito dopo il tramonto, non appena il cielo si fa buio. Indicativamente, alle 19,30 la Luna si troverà a una quindicina di gradi d'altezza sull’orizzonte. Lì vicino, Venere arricchirà la scena; ci sarà anche Urano, 5 gradi sotto la Luna. Chi ha l'orizzonte sgombro potrà tentare l'osservazione anche la sera precedente, oppure fra un mese esatto, ma nell’uno e nell’altro caso il nostro satellite sarà molto più basso e la falce più sottile. Venerdì le condizioni sono decisamente migliori».

Scoperto un sistema solare simile al nostro

Chi troverà nuvoloso dovrà armarsi di parecchia pazienza, e non basterà, perché «la prossima volta che si verificherà una situazione analoga sarà solo nel 2023, ma la ‘barchetta’ sarà un po’ più inclinata. Non sarà così bella come venerdì».

 

 

 

A caccia di pianeti (come la Terra)

 

Stiamo scoprendo corpi celesti extrasolari abitabili a manetta. Ma bisogna vedere se possono ospitare davvero la vita. Ecco come faremo a saperlo nel prossimo futuro

di Daniela Cipolloni

Pianeti che non si differenziano molto dalla nostra Terra

 
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Nella gallery immagini (reali o ricostruzioni al computer) di esopianeti.

I cacciatori di pianeti sembrano scatenati. Ormai, quasi non passa settimana senza una new-entry nel censimento del telescopio spaziale Kepler della Nasa, al quale danno manforte, qui in Terra, lo strumento Harps dell’Eso, montato all’Osservatorio La Silla in Cile, e chiunque abbia voglia di perdere un po’ di tempo al computer con il progetto Planet Hunters. Più di un migliaio i mondi alieni già schedati, di cui 700 confermati e una cinquantina potenzialmente abitabili, come i recentissimi Kepler-22b e la doppietta 20e e 20f, molto simili alla Terra.

Anche se la tentazione può essere forte, è ancora presto però per fare le valigie e cambiare aria. Già, perché (a parte gli insormontabili problemi logistici), “ se al momento siamo in grado di stabilire con certezza se un pianeta orbiti o meno nella fascia di abitabilità, cioè a una distanza dalla sua stella compatibile con la presenza di acqua liquida in superficie, non possiamo ancora pronunciarci sulla natura di questi mondi lontani”, spiega John Robert Brucato, astrobiologo e ricercatore presso l’ Osservatorio Astrofisico di Arcetri dell’ Inaf. “ Con le missioni spaziali di nuova generazione, saremo in grado di compiere quel salto tecnologico che ci consentirà di scoprire se sono realmente posti ospitali”. Sarebbe sconsiderato, insomma, cominciare a meditare l’acquisto di una casa a 600 anni luce da qui per trasferirsi su Kepler 22-b, o addirittura emigrare su KOI736.01, a detta degli scienziati del Planetary Habitability Laboratory, il posto nell’Universo più simile al nostro in graduatoria. Si rischierebbe di non riuscire a camminare per la mancanza di roccia sotto i piedi, trovare un clima mite, ma irrespirabile, arrostire per l’assenza di un’atmosfera.

Come possiamo stabilire se su un pianeta ci può essere vita? L’Esa ha stilato una roadmap per una delle sfide scientifiche e tecnologiche più eccitanti della moderna astrofisica. L’ipotesi d’inviare sonde perlustrative sul posto è scartata a priori. “ Troppo lontani”, sorride Brucato. “ Viaggiando alla velocità della luce, servirebbero secoli o millenni per raggiungere i più vicini. Possiamo solo basarci su misurazioni indirette”. La via privilegiata è la ricerca dei biomarkers, ovvero le “impronte digitali” della biologia.

Le principali agenzie spaziali stanno progettando future missioni, come Terrestrial Planet Finder della Nasa, Echo e Plato dell’Esa, mirate ad analizzare l’atmosfera nei candidati più simili alla Terra orbitanti, possibilmente ruotanti intorno a stelle di piccola massa”, prosegue Brucato. “ Nel transito dell’esopianeta di fronte alla sua stella, un telescopio di nuova generazione dovrebbe osservare prima l’alone dell’atmosfera, con una diminuzione della radiazione luminosa, quindi l’eclissi totale dovuta al passaggio del corpo celeste, di nuovo l’alone e infine la luce piena della stella.

 

MARZO : UN MESE IMPORTANTE PER L'ASTRONOMIA:

 

 

Chi è convinto che la notte di San Lorenzo sia ancora troppo lontana per poter avere l'occasione di ammirare il cielo in attesa di una pioggia di stelle cadenti si dovrà ricredere. Se a molti lo spettacolo delle Quadrantidi della notte tra il 3 e il 4 gennaio è infatti sfuggito per problemi di visibilità (il picco dell'evento era troppo vicino all'alba per poter essere bene osservato) il 2012 riserva però altre occasioni per ammirare stelle e pianeti. Eccone alcuni di quelli proposti da Scientific American, che potremmo osservare anche in Italia (condizioni meteorologiche permettendo).

Guarda le più belle foto della Terra (dallo Spazio).

Si comincia alla fine di febbraio, con Mercurio, il più interno dei pianeti del sistema solare (e per questo in genere poco visibile, nascosto com'è dalla luce del Sole). A partire dal mese prossimo il pianeta comincerà ad allontanarsi dalla nostra stella, raggiungendo il punto più distante il 5 marzo. Durante questo periodo, e immediatamente dopo, Mercurio apparirà quindi insolitamente splendente e potremo ammirarlo dopo il tramonto in direzione ovest. Negli stessi giorni anche Marte sarà ben visibile, perché entrerà in opposizione (rispetto al Sole, con la Terra nel mezzo) il 3 marzo.

Guarda il video della cometa che si è tuffata nel Sole.

Mercurio e Marte saranno anche protagonisti di una parata di pianeti nei primissimi giorni di marzo: insieme a Venere, Giove, e Saturno sarà infatti possibile osservarli nel corso di un'unica notte (sebbene non in contemporanea). In particolare, pazientando dal tramonto fino alle 22 sarà possibile scorgere a ovest prima Mercurio, Venere e Giove, poi, a est, Marte e infine Saturno.

Un calendrio davvero spaziale. Guarda le foto.

Marzo 2012 sarà decisamente un mese interessante per gli astrofili. Il 13 infatti Venere e Giove faranno brillare in modo particolare la volta celeste. Rispettivamente il terzo e il quarto oggetto celeste più luminoso del cielo (dopo il Sole e la Luna), Venere e Giove saranno infatti particolarmente vicini, accoppiati, visibili in direzione ovest nelle prime ore della sera, poco dopo il tramonto.

Segnaliamo poi il transito di Venere sul Sole, ovvero il momento in cui il pianeta si piazzerà tra la Terra e il Sole, in parte oscurandolo. Sebbene l'evento — più raro del passaggio della cometa di Halley, tanto che accadrà di nuovo solo nel 2117 e che raggiungerà il suo culmine il 5 giugno prossimo - non si vedrà sopra il cielo italiano, avremo comunque l'opportunità di non lasciarcelo sfuggire, come spiega Luciano Nicastro dell'Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Bologna (Inaf-Iasf): "L'Inaf, come partner del progetto europeo Gloria trasmetterà in diretta via web da tre diversi località, in Giappone, Australia e Norvegia il transito di Venere sul Sole durante la sua intera durata". Offrendo così anche a noi lo spettacolo di vedere Venere come un piccolo disco scuro sulla nostra stella, con un diametro di circa 1/32 quello del Sole.

Ma anche le Perseidi, le stelle cadenti di agosto, quest'anno potrebbero riservare uno spettacolo sorprendente. A differenza del 2011, infatti, le condizioni per osservarle saranno decisamente ottimali: cielo buio, con la Luna che entrerà nell'ultimo quarto il 9 agosto per poi diventare luna nuova il 17. Per chi non si vuole perdere un'eclissi di Sole, infine, l'appuntamento è a novembre. In Australia, però.

 

 

  CONFERMATA L’ACQUA SULLA SUPER TERRA ALIENA

 

L’Aquila, 29/11/2010 - Scoperta l’acqua sulla super Terra aliena GJ 1214b, analizzata per la prima volta la luce dell’atmosfera di una super Terra distante 40 anni luce dal nostro Sistema Solare, stanata dagli scienziati nel 2009. Notizia epocale. Confermata l’esistenza di un’atmosfera ricca di vapori d’acqua e/o d’idrogeno, studiata direttamente da un team internazionale di astrofisici dell’Osservatorio europeo australe dell’Eso grazie al Very Large Telescope in Cile. Prima di effettuare altre interessanti osservazioni del nuovo mondo alieno,
gli scienziati dell’Eso hanno suggerito tre possibili scenari atmosferici per GJ 1214b, uno più intrigante dell’altro. I pianeti alieni finora scoperti sono 500 su 421 stelle (lista in costante aggiornamento), in attesa della grande abbuffata offerta dal telescopio spaziale Keplero con le sue potenziali migliaia di Terre. Nel raggio di 54 anni luce ci sono duemila astri dei quali 50 simili al nostro Sole; entro 100 anni luce 16mila stelle, entro 200 anni luce 128mila stelle. E’ iniziata la caccia grossa: lo studio delle atmosfere di altri mondi, della luce delle stelle che attraversa i gas dei pianeti alieni. Una notizia che dedichiamo al grande attore Leslie Nielsen, l’eroico comandante John J. Adams dell’incrociatore spaziale C-57-D inviato in missione sul pianeta Altair IV nel film di fantascienza “Il pianeta proibito”.

 

20030904

SCOPERTI SISTEMI SOLARI ALIENI RICCHI DI PIANETI E STRANI MONDI

 

L’Aquila, 04/09/2010 - di Nicola Facciolini - Scoperti centinaia di sistemi solari alieni ricchi di pianeti e strani mondi: intervista esclusiva speciale al dr. Francesco Pepe dell’Observatoire Astronomique de l'Université de Genève:“I dati forniti da HARPS sono fantastici, ci aspettiamo altre scoperte di questo genere: gli altri mondi, la vita altrove, la centralità (o meno) dell’Uomo, sono temi che hanno sempre interessato l’umanità”. Gli astronomi dell’Osservatorio Europeo Australe (Eso) confermano la notizia della scoperta, per la prima volta in assoluto, di un intero sistema stellare alieno, ricco di pianeti a 127 anni luce dalla Terra.
Stanato un sistema planetario con almeno sette pianeti in orbita intorno ad una stella simile al nostro Sole: HD10180. Del tutto simile al nostro Sistema Solare. Con il pianeta ET mai scoperto di minor massa: circa 1,4 volte quella della Terra. È molto vicino alla sua stella ospite, solo il 2 per cento della distanza Terra-Sole. Un “anno” su questo mondo dura solo 1,18 giorni. “Questo oggetto causa un tremolio della sua stella di soli circa 3 km orari, più lento di passo d’uomo, e questo movimento è molto difficile da misurare” – spiega Damien Ségransan del team di ricerca. “Questa notevole scoperta – rivela Christophe Lovis autore dell’articolo scientifico con i risultati – evidenzia anche come stiamo entrando in una nuova era nella ricerca degli esopianeti: lo studio di complessi sistemi planetari e non soltanto dei singoli pianeti”. La scoperta annunciata durante il convegno:“Rilevamento internazionale e la dinamica di pianeti extrasolari in transito”, all’Observatoire de Haute-Provence in Francia. La Nasa annuncia la scoperta di due nuovi pianeti in transito su un’altra stella: il telescopio spaziale Keplero avrebbe anche identificato una nuova super-Terra, grande una volta e mezza il nostro pianeta. Il prossimo obiettivo sarà quello di analizzare la luce di queste atmosfere esoplanetarie, per capire davvero cosa respirano lassù, se ci sono oceani d’acqua, se c’è inquinamento atmosferico simile al nostro. Ben 15 anni fa, i pianeti extrasolari sconcertavano gli scienziati perché si pensava che fossero al posto sbagliato: cos'è cambiato da allora nell'Astronomia e nell'Astrofisica? Come ne uscirà il Principio Antropico? Questi strani mondi illuminano forse il destino ultimo del nostro Sistema Solare?

(di Nicola Facciolini)

Finora sono stati snidati ufficialmente 402 esopianeti in 473 stelle. L’entusiasmo degli astrofisici dell’Osservatorio Europeo Australe (ESO) nel confermare la loro scoperta, per la prima volta in assoluto, di un intero sistema solare alieno ricco di pianeti a 127 anni luce dalla Terra, è incontenibile. Nel raggio di 55 anni luce dalla Terra, esistono circa duemila stelle con almeno una cinquantina di astri come il nostro Sole. Fino a 15 anni fa, tutto questo era pura fantascienza. Gli astronomi dell’ESO hanno utilizzato lo strumento leader a livello mondiale per la caccia ai pianeti extrasolari, HARPS, e stanato un sistema planetario alieno con almeno cinque pianeti in orbita intorno ad una stella simile al nostro luminare, chiamata HD10180. Il dr. Francesco Pepe dell’Observatoire Astronomique de l'Université de Genève, che ringraziamo per la cortese collaborazione, rivela i particolari dello studio. “La scoperta è stata pubblicata in una rivista scientifica riconosciuta e con peer review (Astronomy and Astrophysics) – fa notare Francesco Pepe – e le misure non sono state ripetute da altri gruppi, perché lo strumento utilizzato non ha equivalenti in termine di precisione: i dati coprono 6 anni di osservazioni”.


La Nasa non ha espresso commenti ufficiali anche perché non ha niente a che fare con la scoperta. “La Nasa si rende, però, conto che negli Stati Uniti manca uno strumento come HARPS dell’ESO, ed incita la comunità astronomica ad impegnarsi in quest’ambito”. Il telescopio spaziale Kepler, autore di un altro goal interstellare, non osserva gli stessi campi e oggetti di HARPS. “In verità Kepler focalizza le sue osservazioni in un campo del cielo fisso che si trova all’interno della costellazione del Cigno: posizionandosi nell’emisfero nord, non può essere osservata da HARPS, e viceversa. I dati forniti da HARPS sono fantastici, ci aspettiamo altre scoperte di questo genere”. Tuttavia la composizione di questi esopianeti e delle loro atmosfere, oggi può essere soltanto speculata. “Servono altre misurazioni per poter dire di più”. Scoperte di questo tipo forniscono un nuovo ed importante input per comprendere come si formano i pianeti. Non solo. Potrebbero illuminare il destino ultimo del nostro Sistema Solare. Ben 15 anni fa, all’epoca della scoperta del primo mondo alieno 51Pegasi b, i pianeti extrasolari sconcertavano gli scienziati perché si pensava che fossero al posto sbagliato: è evidente che qualcosa è cambiato da allora nell’Astronomia e nell’Astrofisica, in quanto la ricerca di esopianeti è diventata oggi una delle più affascinanti sfide della scienza ufficiale.


“Anche se con la teoria della migrazione si riesce a spiegare come i pianeti gassosi si possano avvicinare alla stella più di quanto si pensasse prima di 51Pegasi b – spiega il dr. Pepe – restano comunque tante cose da capire. Non esiste nessuna teoria omogenea che riesca a spiegare la formazione e l’evoluzione di tutti i sistemi conosciuti fino ad oggi. Abbiamo comunque la fortuna di lavorare in un campo che interessa e fa sognare non soltanto gli astronomi ma anche il grande pubblico. Gli altri mondi, la vita altrove, la centralità (o meno) dell’Uomo, sono temi che hanno sempre interessato l’umanità”. Quindi, l’enigma del pianeta di 51Pegasi b, pare sia stato risolto solo in parte. “L’esistenza di 51Peg b è spiegata con la teoria della migrazione.

Restano comunque tanti punti da chiarire”. Nel nostro Sistema Solare, oggi così stabile, magari per il passaggio ravvicinato di stelle o l’ingresso di un pianeta vagabondo, potremmo andare incontro un giorno a perturbazioni gravitazionali tali da portare i giganti gassosi al suo interno e quindi vicini al nostro Sole? “In teoria sì, anche se per il momento non si vede questo rischio. Comunque, un evento di questo genere non soltanto potrebbe muovere i pianeti gassosi, ma rischierebbe di buttare completamente fuori orbita i pianeti minori come la Terra”.
Le osservazioni astrofisiche spettrali delle atmosfere esoplanetarie, sono appena iniziate. “E’ una tecnica che comincia a portare i suoi primi frutti, ma ci troviamo ancora ai suoi principi per quanto ne riguarda la sua utilizzazione nel campo dei pianeti esosolari. La ritengo comunque una delle tecniche più promettenti che fornirà parecchi dati utili alla comprensione complessiva”.
Da un confronto diretto tra le osservazioni da Terra dell’ESO e spaziali di Kepler, sull’osservazione del primo esopianeta di taglia terrestre, capiamo bene che “le due tecniche sono perfettamente complementari. Le velocità radiali forniscono soltanto la dinamica dell’orbita. Non possono testare l’interno del pianeta. I transiti di Kepler forniscono i diametri dei pianeti, ma non la loro massa. Insieme, le due tecniche possono svelare la densità media e dunque di cosa sono costituiti questi pianeti. E’ comunque vero che, se fino ad oggi le velocità radiali erano dominanti nella scoperta di nuovi pianeti, con l’avvento di Kepler il numero di nuovi candidati è aumentato considerevolmente. Servono comunque le velocità radiali per confermare la natura vera dei possibili pianeti”.


Non siamo a bordo dell’Interstellar Venture Star in rotta di avvicinamento al sistema di Alpha Centauri (Avatar), ma è come se lo fossimo. Centinaia di nuovi potenziali mondi sono stati scoperti in cielo. I primi di una lunghissima serie che sta rivoluzionando l’Astronomia e l’Astrofisica. Segnate questa data (il 24 agosto 2010) sui vostri taccuini digitali. E’ stato cercato e snidato da astronomi europei un intero sistema stellare alieno ricco di pianeti a 127 anni luce dalla Terra. Grazie alla libertà della ricerca scientifica. La scoperta della prima nuova (anche se torrida!) super-Terra, è stata annunciata proprio nel giorno in cui la comunità scientifica internazionale, qualche tempo fa, aveva derubricato Plutone al rango di “pianeta nano” del nostro Sistema Solare (formato da otto pianeti). La scoperta diramata al convegno:“Rilevamento internazionale e la dinamica di pianeti extrasolari in transito” organizzato all’Observatoire de Haute-Provence in Francia, è una notizia storica, forse molto più intrigante e logicamente interessante di quanto si pensi. Con profonde implicazioni culturali. Forse, quei pianeti o le loro probabili lune-satelliti, se all’interno della fascia verde del sistema solare, sono adatti alla vita. La nostra è ancora possibile grazie a Giove che continua nella sua opera di indefesso “salvatore” della Terra, spazzando via dalla scena cosmica asteroidi e comete che impattano sulla sua atmosfera, e liberando il nostro Sistema Solare interno dal pericolo mortale per la nostra civiltà. La Nasa giovedì 26 agosto 2010 ha fatto un altro annuncio altrettanto epocale: la scoperta di un altro intrigante sistema planetario, grazie al telescopio spaziale Keplero (http://planetquest.jpl.nasa.gov/) creato e messo in orbita nel 2009 proprio per snidare e misurare mondi simili alla Terra. Keplero ha osservato due distinti transiti sulla stella designata Kepler-9.


I due nuovi pianeti sono stati chiamati: Kepler-9b e 9c. La scoperta è il risultato di sette mesi di osservazioni su più di 156mila stelle, sondate alla ricerca di mondi come la Terra. Lo scorso giugno gli scienziati Nasa avevano trovato 700 pianeti rocciosi candidati dal telescopio Kepler in appena 43 giorni di osservazioni. Forse mondi del tutto simili alla Terra, inclusi cinque sistemi stellari come il nostro con almeno un pianeta roccioso in orbita attorno al proprio sole. Ma anche 6 possibili transiti in un solo sistema solare, da confermare. Gli scienziati hanno perfezionato le stime delle masse dei due nuovi pianeti appena scoperti da Kepler, grazie alle osservazioni del Keck Observatory nelle Hawaii. Kepler-9b sembra il più grande dei due, entrambi hanno masse simili comunque inferiori a Saturno. Kepler-9b è il più vicino alla stella con un’orbita di 19 giorni (anno), mentre Kepler-9c compie un giro in 38 giorni. E’ stato possibile verificare l’interazione gravitazionale tra i due pianeti vista da Kepler che avrebbe identificato un terzo pianeta compatibile, se confermato (allora verrà chiamato Kepler-9d), con il transito di una super-Terra, grande una volta e mezza il nostro pianeta, talmente vicino alla stella da compiere un giro in 1,6 giorni.

Ma studiando il sistema HD10180 i ricercatori dell’Eso hanno pubblicato le prove della presenza di due altri pianeti. Uno dei quali avrebbe la massa più piccola finora trovata per un mondo di taglia terrestre. Ciò renderebbe questo sistema stellare del tutto simile al nostro Sistema Solare, almeno in termini di numero di pianeti: sette rispetto al nostro che è di otto pianeti più il nano Plutone. Inoltre, il team ha anche trovato prove che le distanze dei pianeti dalla loro stella seguono uno schema regolare, come accade anche nel nostro Sistema Solare. “Abbiamo trovato quello che è il sistema con il maggior numero di pianeti finora scoperto”, spiega Christophe Lovis autore dell’articolo scientifico che riporta i risultati della ricerca presentata sulla prestigiosa “Astronomy and Astrophysics” con il titolo:“The HARPS search for southern extra-solar planets. XXVII. Up to seven planets orbiting HD 10180: probing the architecture of low-mass planetary systems”, di C. Lovis et al.. “Questa notevole scoperta evidenzia anche come stiamo entrando in una nuova era nella ricerca degli esopianeti: lo studio di complessi sistemi planetari e non soltanto dei singoli pianeti. Gli studi dei moti planetari nel nuovo sistema rivelano complesse interazioni gravitazionali tra i pianeti e ci dà la possibilità di intuire l’evoluzione a lungo termine del sistema”.

Il prossimo obiettivo sarà quello di analizzare la luce di queste atmosfere esoplanetarie, per capire davvero cosa respirano lassù, se ci sono oceani d’acqua, se c’è inquinamento atmosferico simile al nostro. Il team di astronomi ha utilizzato lo spettrografo HARPS aggiunto al telescopio da 3,6 metri di diametro dell’osservatorio astrofisico a La Silla in Cile, durante uno studio della stella HD10180. Situata a 127 anni luce di distanza nella costellazione meridionale di Hydrus (il Serpente Marino). HARPS è uno strumento di misura di grande precisione senza pari ed è il cacciatore di pianeti extrasolari di maggior successo al mondo. Grazie alle 190 misurazioni individuali condotte con HARPS, gli astronomi hanno individuato la danza astrale, il lieve “avanti e indietro”, nei movimenti della stella causato dal complesso di attrazioni gravitazionali di cinque o più pianeti. I cinque più forti segnali corrispondono a pianeti con masse simili a Nettuno (tra 13 e 25 masse terrestri) che orbitano attorno alla stella con periodi che vanno da 6 a 600 giorni. Questi pianeti si trovano tra 0,06 e 1,4 volte la distanza Terra-Sole dalla loro stella centrale. “Abbiamo anche buone ragioni per credere che siano presenti altri due pianeti”, fa notare Lovis.


Uno sarebbe un gigante gassoso simile a Saturno, con una massa minima di 65 masse terrestri e un’orbita di circa 2.200 giorni. L’altro sarebbe il pianeta extrasolare mai scoperto di minor massa: circa 1,4 volte quella della Terra. È molto vicino alla sua stella ospite, solo il 2 per cento della distanza Terra-Sole. Un “anno” su questo mondo, però, dura solo 1,18 dei nostri giorni terrestri. “Questo oggetto causa un tremolio della sua stella di soli circa 3 km orari, più lento di passo d’uomo, e questo movimento è molto difficile da misurare”, spiega Damien Ségransan del team di ricerca. Se confermato, questo mondo sarebbe un altro esempio di un pianeta roccioso caldo simile a Corot-7b. Il sistema di pianeti scoperto di recente intorno a 10180 HD, è unico sotto molti aspetti. Prima di tutto, con almeno cinque pianeti come Nettuno situati all’interno di una distanza equivalente all’orbita di Marte, è un sistema più popolato del nostro sistema solare nella sua regione interna, e ha molti più pianeti di massa superiore. Inoltre, il sistema non ha particolari giganti gassosi simili a Giove, e tutti i pianeti sembrano avere orbite quasi circolari. Finora si era a conoscenza di quindici sistemi con almeno tre pianeti. L’ultimo detentore del record era “55 Cancri” con cinque pianeti, due dei quali pianeti giganti. “Sistemi di pianeti di piccola massa, come quelli intorno a 10180 HD sembrano essere abbastanza comuni, ma la loro storia di formazione rimane un puzzle”, sostiene Lovis. Grazie alla nuova scoperta ed ai dati per altri sistemi planetari, gli astronomi hanno trovato un equivalente della legge di Titius-Bode, che esiste nel nostro Sistema Solare: le distanze dei pianeti dalla loro stella sembrano seguire uno schema regolare.

 “Questo potrebbe essere una firma del processo di formazione di questi sistemi planetari”, rivela Michel Mayor del team. Per la legge di Titius-Bode le distanze dei pianeti dal Sole seguono uno schema semplice. Per i pianeti esterni, ogni pianeta è previsto essere di circa due volte più lontano dal Sole, che l'oggetto precedente. L'ipotesi ha correttamente previsto le orbite di Urano e di Cerere, ma non quella di Nettuno. Un altro importante risultato trovato dagli astronomi di tutto il mondo durante lo studio di questi sistemi, è che esiste una relazione tra la massa di un sistema planetario e la massa e il contenuto chimico della sua stella. Tutti i sistemi planetari molto massicci si trovano attorno a stelle di grande massa e ricche di metalli, mentre i quattro sistemi di minore massa si trovano attorno a stelle di minore massa e povere di “metalli”, gli elementi più pesanti dell’idrogeno e dell’elio. Metalli che, ad eccezione di pochissimi elementi chimici leggeri, sono stati tutti creati dalle varie generazioni di stelle.

 I pianeti rocciosi sono fatti di metalli. Tali proprietà sembrano confermare gli attuali modelli teorici. In media i pianeti nella regione interna del sistema HD10180 hanno 20 volte la massa della Terra, mentre i pianeti interni del nostro Sistema Solare (Mercurio, Venere, Terra e Marte) hanno una massa media di metà quella della Terra. Il team della scoperta si compone di: C. Lovis, D. Ségransan, M. Mayor, S. Udry, F. Pepe, e D. Queloz (Osservatorio di Ginevra, Svizzera), W. Benz (Università di Berna, Svizzera), F. Bouchy (Istituto d’Astrofisica di Parigi, Francia), C. Mordasini (Istituto per l’Astronomia Max-Planck, Heidelberg, Germania), N. C. Santos (Università di Porto, Portogallo), J. Laskar (Osservatorio di Parigi, Francia), A. Correia (Università di Aveiro, Portogallo), J.-L. Bertaux (Università di Versailles Saint-Quentin, Francia) e G. Lo Curto (ESO).

L’European Southern Observatory è la principale organizzazione intergovernativa di Astronomia in Europa e l’osservatorio astronomico più produttivo al mondo. È sostenuto da 14 paesi: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna. L’ESO mette in atto un ambizioso programma che si concentra sulla progettazione, costruzione e gestione di potenti strutture astronomiche da terra che consentano agli astronomi di fare importanti scoperte scientifiche. L’ESO ha anche un ruolo preminente nel promuovere e organizzare cooperazione nella ricerca astronomica. Gestisce tre siti unici di livello mondiale in Cile: La Silla, Paranal e Chajnantor. A Paranal, l’ESO dirige il Very Large Telescope, l’osservatorio astronomico nella banda visibile più d’avanguardia al mondo. L’ESO è il partner europeo di un telescopio astronomico rivoluzionario, ALMA, il più grande progetto astronomico esistente.

L’ESO sta pianificando al momento un Telescopio Europeo Estremamente Grande ottico/vicino-infrarosso di 42 metri, l’E-ELT, che diventerà “il più grande occhio del mondo rivolto al cielo”. Di pianeti simili a Pandora ne esistono a decine di milioni nella nostra Galassia. Sembrano vicini ma non lo sono. Nelle nostre immediate vicinanze, con altrettante stelle simili al Sole (Zeta Reticuli a 39,2 anni luce dalla Terra) e forse anche un po’ più vecchie di qualche centinaio di milioni di anni, pare che i nostri telescopi terrestri e spaziali debbano ancora fare cilecca. Le prossime “sorprese” non mancheranno di scuotere per sempre le nostre coscienze. E non abbiamo ancora osservato direttamente le lune, tipo Pandora, dei giganti gassosi. Come ne uscirà il Principio Antropico forte e debole?

© RIPRODUZIONE RISERVATA Nicola Facciolini

 

 

Nel caso qualcuno pensasse di avere un peso nell’universo…

 

 

Piccoli alieni su Marte

Gli scienziati della NASA hanno portato a termine uno studio che dimostra che su Marte c'è vita, o c'è stata vita, almeno a livello batterico.
 

Su Marte ci potrebbe essere vita. Il sito americano specializzato in attività spaziali Spaceflight Now ha riportato la notizia, in via di pubblicazione sulla rivista scientifica Geochimica et Cosmochimica Acta, secondo la quale un meteorite proveniente da Marte e scoperto in Antartide nel 1992 avrebbe tracce fossili di microrganismi vissuti sul pianeta rosso.

Il meteorite si staccò da Marte a causa dell'impatto con un asteroide e dopo aver gironzolato per l'universo all'incirca sedici milioni di anni, è caduto sulla Terra nelle Allan Hills, al Polo Sud. Il meteorite è chiamato Allan Hills o ALH 84001, e ha colpito la Terra tredicimila anni fa.

 

A fare l'importante scoperta è stato il gruppo coordinato da Kathie Thomas Keprta del Johnson Space Center della Nasa che, grazie a un microscopio elettronico ad alta risoluzione, ha analizzato i dischi di carbonato e i piccolissimi cristalli di magnetite presenti all'interno del meteorite. I batteri fossili sono racchiusi in cristalli di magnetite, prodotti dagli stessi batteri.

 

 

"È una prova molto forte di vita su Marte," dice David Mackay del Nasa Johnson Space Center, che è stato tra i primi a studiare il meteorite al tempo della sua scoperta nel 1984. In base a quanto riportato dal sito Spaceflight Now, la Nasa parlerà dell'importante scoperta nei prossimi giorni. E guardando con attenzione le foto dei batteri, sembrerebbero anche di colore verde…

Nibiru ?

 

 http://www.facebook.com/ext/share.php?sid=149559654257&h=9AWoV&u=01qB3&ref=nf

 

Il  nostro Presidente Guglielmi Tiberio, ancora tutti i giovedì di settembre 2009

Sarà sul Lungo Lago di Stresa per

l'osservazione gratuita della volta celeste con strumenti ottici acor più potenti.

Guglielmi sarà a disposizione già dal tardo pomeriggio, in cui darà un omaggio a tutti i partecipani o visitatori.

Per chi volesse partecipare all'evento che avverrà durante il già programmato evento del mercatino

può contattarlo al N° 3477942504 o

E-Mail : tiberio.g@eutelia.com

 

 

http://Un pianeta "gemello" per la Terra

 

 

il Giorno 05.03.2009 è stato messo in orbita dalla NASA un nuovo telescopio chiamato "Cheplero". Con lo scopo primario di fare ricerche di altri pianeti simili alla Terra con vita intelligente.

Riflessione: perchè la NASA e quindi il governo americano, decide di spendere milioni di € se si continua ad affermare che gli extraterrestri non esistono?

 

Una notizia data in modo un po in sordina. Un asteroide abbastanza grande, ha per così dire astronomicamente "sfiorato" la Terra. a circa 60.000 chilometri da noi. Si è detto poi in modo errato, che se avesse colpito la terra avrebbe causato un disastro simile a quello accaduto in Tongusta. Quando invece si sa che quel disastro non è stato causato da un asteroide ma da un UFO. Basta vedere su internet , ci sono tante prove di ciò.

 

 

 LA VITA SU MARTE. Ora e confermato, c'è non ci sono dubbi.

 

     
 

Marte non e' un pianeta privo di vita. Lo dimostra la presenza di metano nell'atmosfera, giustificabile solo con la presenza di microbi ancora attivi subito sotto la superficie del suolo marziano. E' quanto sostengono gli  scienziati della Nasa. Il metano, riferisce il tabloid britannico Sun che ha anticipato la notizia in prima pagina, puo' essere prodotto o da un  vulcano ancora attivo, di cui non c'e' traccia su Marte, o appunti da microbi "metanogeni". Il professor Colin Pillinger spiega che "il metano e' un prodotto biologico e perche' ve ne sia su Marte e' necessario che esista una fonte capace rinnovarsi. Se  si trova metano nell'atmosfera e' legittimo sospettare che vi sia una qualche forma di vita". In passato erano state trovate tracce di acqua ghiacciata e di antichi fossili ma se la presenza di microbi attivi fosse confermata si tratterebbe di una prima  assoluta per il pianeta rosso.

Gennaio 2009

 

 

messaggi nello spazio per il «gemello» della Terra

Un'onda radio li sta trasportando in direzione di Gliese 581c. Per raccontare l'uomo e il suo pianeta

 

Ma che cosa penseranno gli abitanti del pianeta «Gliese 581c» quando riceveranno le foto di Hillary Clinton che arringa la folla, di George Bush che fa una delle sue noiosissime conferenze stampa, di due fidanzati che si baciano appassionatamente, o di un orso polare che va alla deriva fra i ghiacci che si sciolgono? Oppure quando leggeranno email del tipo : «I nostri corpi sono fatti di scheletro e carne e disponiamo di cinque sensi…e voi?». O, ancora: «Il nostro passatempo preferito è starcene seduti davanti alla televisione…». «Che cosa penseranno lo sapremo fra circa 40 anni, quando riceveremo la risposta - sentenzia fiducioso il professor Alexander Zaitsev, capo dell’Istituto di Ingegneria Radio Elettronica dell’Accademia russa delle Scienze-. Infatti, il segnale che abbiamo lanciato il 9 ottobre scorso verso Gliese 581c impiegherà venti anni per arrivare e altrettanti per tornare, in caso di risposta, s’intende».

 

Radar Telescope RT-70 della Agenzia spaziale ucraina
Radar Telescope RT-70 della Agenzia spaziale ucraina

MUSICHE E IMMAGINI - Il segnale di cui parla Zaitsev è un’onda radio che viaggia alla velocità di 300 mila km al secondo (oltre un miliardo di km l’ora) in cui sono state inserite immagini, messaggi e musiche della Terra. Un biglietto di presentazione, insomma, per fare sapere agli abitanti di Gliese 581c come siamo fatti e che cosa pensiamo in generale, senza andare troppo per il sottile. Il professor Zaitsev rivendica il primato di questo che lui definisce «l’approccio democratico alle comunicazioni con gli extra terrestri». Finora, riassume il radioastronomo russo, la ricerca di un contatto con eventuali civiltà esistenti in pianeti lontani è stata fatta, principalmente, ascoltando e tentando di decifrare i segnali elettromagnetici che ci provengono dal cosmo, nella speranza che fra tanti rumori di origine naturale, emessi dalla materia stessa, ce ne fosse qualcuno artificiale, prodotto dai nostri remoti «fratelli». Con questo obiettivo, fin dagli anni ’60, era stato avviato il progetto Seti: Search for extra terrestrial intelligence, consistente nell’ascolto sistematico di «rumori cosmici» per mezzo dei grandi radiotelescopi.

 

 

Una ricostruzione grafica di Gliese 581c con il suo sole
Una ricostruzione grafica di Gliese 581c con il suo sole

PIANETA SIMILE - Ma Zaitsev, e gli altri che la pensano come lui, si sono scocciati di stare semplicemente ad orecchiare: «Anche perché –osservano- c’è sempre la possibilità che fra le varie presunte intelligenze extraterrestri prevalga un atteggiamento passivo, di preferire che per primi si espongano gli altri, piuttosto che manifestarsi subito». Di qui l’idea di lanciare, in opposizione a Seti, il programma Meti: Messaging to Extra Terrestrial Intelligence, che intende privilegiare il parlare, piuttosto che l’ascoltare. Così nei mesi scorsi, in collaborazione con Bebo, un social network in cui milioni di utenti condividono le proprie esperienze (www.bebo.com), i radio astronomi di Meti hanno lanciato una specie di concorso mondiale per la selezione dei 500 più significativi messaggi multimediali terrestri. Hanno impacchettato il tutto in un dvd che poi, trasformato in impulsi elettromagnetici, è stato lanciato nello spazio alla volta del pianeta Gliese 581c, per mezzo di uno dei più grandi e potenti radiotelescopi del mondo: il Radar Telescope RT-70 della Agenzia spaziale ucraina, che si trova nella città di Evpatoria, in Crimea, ed è dotato di un’antenna parabolica di oltre 70 metri di diametro. Ma perché proprio verso Gliese 581c? «Perché è uno dei più promettenti pianeti extra terrestri scoperti di recente, quello che sembra avere le caratteristiche più simili al nostro pianeta», risponde Oli Madgett, il giovane direttore scientifico della missione di messaging extraterrestre. Infatti, il presunto gemello della Terra è stato scoperto nel mese di aprile del 2007 da un gruppo di astronomi svizzeri, francesi e portoghesi che operano dall’Osservatorio europeo del sud, nelle Ande cilene.

 

DISTANZA RIDOTTA - Dopo accurate analisi si è visto che Gliese 581c è un mondo poco più grande e pesante della Terra, che orbita attorno a una stella più fredda del nostro Sole (una nana rossa, come dicono gli astronomi). Ma poiché il pianeta gira attorno alla sua stella a una distanza molto più ravvicinata rispetto a quella Terra-Sole, riesce a trarre lo stesso calore. Insomma, sembra proprio un mondo corredato di acqua e atmosfera e quindi potenzialmente adatto per la vita e per ospitare una civiltà evoluta. Per di più la sua distanza da noi è di una ventina di anni luce, come dire a due passi, considerate le distanze cosmiche, tanto che il dialogo fra noi e i «gliesi» potrebbe svolgersi a botte e risposte intervallate di «appena» quarant’anni! «Sempre che –commentano i soliti scettici- vedendo tutta quella congerie di immagini e frasi futili, gli extraterrestri non decidano che si tratti di spam e cestinino il messaggio senza nemmeno aprirlo!».

Franco Foresta Martin
15 ottobre 2008

 

 

 

 

 

Sabato 09.08.08 dalle ore 21,30 alle 24,00 sulla vetta del Mottarone (sopra Stresa) , il nostro Presidente Guglielmi Tiberio è stato invitato dall'assessore della Città di Stresa, a guidare l'osservazione del fenomeno ricorrente delle "Lacrime di S.Lorenzo" o anche dette erroneamente "Stelle cadenti". Guglielmi, ha fornito informazioni astronomiche inerente l'evento, in oltre  ha messo a disposizione un telescopio (Auriga 114) per l'osservazione della Luna e Giove. Sono intervenuti parecchi partecipanti e la manifestazione è stata un successo, tanto che probabilmente si ripeterà.

 

 

La scoperta di oltre 100 sistemi planetari intorno alle stelle vicine, a reso più probabile l'esistenza di forme di vita aliene. Il programma SETI, cerca di captare segnali inviati da altre civiltà. La formula di Drake, tenta di calcolarne il numero ma un fattore rimane molto incerto: Quanto dura una società prima di autodistruggersi ?

        Sei uno studente?Bene,allora clicca sotto la freccia e scegli il tuo osservatorio astronomico.

                                                                    

                                                        Un sitoben fatto

"NIBIRU",SEMBRA ESSERE UN MINI SISTEMA SOLARE CHE GIRA INTORNO AL NOSTRO SOLE, E NON SOLO UN PIANETA.

Ecco per la prima volta fotografato il mini sistema solare "NIBIRU" Al centro il Sole (o nana bruna) con 4 dei 7 pianeti, in cui pare  che uno sia abitato  da essere simili a noi. Per i Sumeri  sarebbero i nostri creatori.

PARMA, 4 LUGLIO - Un intreccio fra scienza e storia per svelare il mistero che avvolge l'anno 2012. Una data fatidica che, secondo il calendario Maya, rappresenta la fine di un'era e l'inizio di un'altra.

Già, ma come avviene questo drammatico cambiamento? A spiegarlo alle "Serre Petitot" gremite di appassionati è stato ieri sera, giovedì 3 luglio, un Giorgio Pattera in grande forma.

Il biologo responsabile del Centro ufologico Nazionale di Roberto Pinotti nonchè vicepresidente del centro culturale "Galileo" di Parma racconta, in un'interessante perfomance di due ore, mesi e mesi di studio sull'argomento con l'ausilio di centinaia di foto e qualche video.

Ma veniamo al dunque. Secondo eminenti astronomi e astrofisici tra la fine del 2012 e la metà del 2014 transiterà nel nostro sistema solare , un corpo celeste dal nome Nibiru (nome attribuitogli dalla civiltà sumerica), una nana bruna di notevoli dimensioni (circa la metà del nostro sole) intorno alla quale orbitano sette pianeti di cui uno è abitato.

"Da questo pianeta verrebbero dunque quegli esseri extraterrestri simili agli uomini che i sumeri chiamavano "annunaki" e con i quali gli americani sarebbero in contatto", svela Pattera.

Infatti l'avvicinamento fra i due sistemi solari, il nostro e quello di Nibiru, provocherebbe in entrambi i corpi celesti eventi drammatici (secondo la legge di Newton dell'attrazione dei corpi): dai terremoti ai maremoti alle alluvioni fino all'innalzamento del livello del mare di circa 130 metri.

"Per tale motivo - afferma Pattera - il magnate Rockefeller, finanziatore del SPT, il più efficiente telescopio mai costruito per osservare l'avvicinamento di Nibiru, e attivo dallo scorso gennaio in Antartide, ha ordinato di costruire nelle Isole Svalbard (Polo Nord) una "banca delle sementi ibride" di tutte le essenze vegetali oggi coltivate sulla Terra".

"Ma non solo solo supposizioni", continua Pattera. "Vedere per credere - aggiunge: Gli astronomi sostengono che Nibiru sarà visibile a occhio nudo a partire dal maggio 2011".

(Matteo Garofano)

 

 

IL 20 Maggio 2001 Il Telescopio spaziale HUBBLE, trasmette la prima fotografia.

Acqua su Marte, il polo Nord nasconde un bacino idrico

pubblicato: venerdì 16 maggio 2008 da Marina in:

NaturaInformazione

Marte

La stupefacente immagine che vedete sopra è stata ricostruita grazie alle indicazioni del radar Sharad - Shallow Radar- e pubblicata da Satnews e mostra come strati di ghiaccio possano essere nascosti nelle profondità del Polo Nord di Marte. E per una volta geologi e planetologi concordano che li sotto si potrebbe nascondere un immenso bacino sedimentario vecchio di 3 miliardi di anni e che racchiude erosioni di ghiacci, polveri, lava ed altri materiali vari, mai osservato prima e così nel dettaglio per una profondità di svariate centinaia di metri.

Sharad , che è tutto italiano e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana è stato progettato inizialmente dal team del prof. Giovanni Picardi del Dip. Infocom e completato poi con Thales Alenia Space Italia.

Leggo sul B.u.r (Bollettino università e ricerca) che:

Gli strati sono formati fondamentalmente da miscele di ghiaccio e polvere in frazioni diverse. L’analisi di questi strati ha portato a diversi risultati importanti che hanno consentito di migliorare le conoscenze sulla climatologia di Marte e quindi sulle variazioni dell’obliquità e dell’eccentricità orbitale del pianeta che avrebbero avuto cicli lunghi qualche milione di anni”

Insomma se l’acqua c’è è molto in profondità e sotto forma di una specie di permafrost e questo non fa escludere agli scienziati la possibilità che vi si possano trovare forme viventi extraterrestri.

Marte
Marte Marte Marte Marte Marte

Foto| Courtesy Nasa

 

 

Eclissi di Luna del 21 febbraio 2008

                                                

              Come avviene l'eclisse di luna.             Fasi dell'eclisse di Luna 2008.

Indice:

1°    Quanti pianeti ci saranno nel nostro sistema solare?  

    Nibiru  c'è ?      

3°     Eclisse di Sole ?    

4°     Umberto Guidoni ( la Soyuz nei programmi spaziali europei ?) 

5°     ROSETTA che fine ha fatto?

6°     Inversione dei poli magnetici terrestri ?

Quanti pianeti ci saranno nel nostro Sistema Solare?

Sono cambiati i parametri, e Il povero Plutone è stato declassato a Pianeta nano. Be.. è vero si tratta di un corpo celeste di piccole dimensioni (più piccolo della nostra Luna), però lo abbiamo chiamato Pianeta da più di settant'anni, vabbe.. e Caronte ? Così anche Cerere e UB313 non rientrano tra i pianeti, ma solamente semplici asteroidi. Forse è giusto così. Ma... di NIBIRU, nessuna notizia ?

 

 

 

UB313 detto anche "XENA"

Segalazione di: PierGiorgio Merlatti

 

( NIBIRU c'è ? )

 

 

 

 

Una recente scoperta, dimostrerebbe che oltre l'orbita di Plutone potrebbero esserci altri pianeti, dalle dimensioni pari a quella di Marte o addirittura della Terra.

Fonte: www.ecplanet.com

Eclisse di Sole ? 

Se ne verificano molte, come si può vedere da questa immagine quì sotto,Le Eclisse anulari in rosso e quelle totali in blu.dal 2006 al 2025.

 

Certo per vederle tutte bisogna girare il mondo, ma se si vuole restare a casa propria,per vederne ancora una totale(dopo quella del 2001),in Europa bisogna aspettare fino al 2026, precisamente il 12 agosto.In Italia sarà parziale, ad esempio a Milano sarà un po più del 90%.

L'ultima eclisse anulare visibile solo nell'Oceano Atlantico, e' avvenuta 

il 22 settembre 2006.                

 

Ora aspettiamo il 2026 oppure andiamo in altre parti del mondo.

UMBERTO GUIDONI  Nella base di lancio europea in Guyana francese, una nuova rampa a misura della Soyuz-2, con il vantaggio che potranno partire razzi con capacità maggiori di carico.

 Con la firma dell'aprile 2006, un accordo tra ARIANESPACE e ROSAVIACOSMOS (agenzia russa), che prevede una costruzione di una nuova rampa di lancio, e il primo entro il 2008.

Per saperne di più: NEWTON n° 9 settembre 2006 pag.32

ROSETTA che fine ha fatto?

Ricordate la Sonda europea chiamata "Rosetta" ?

 Costruzione grafica della sonda e laboratorio

Lanciata dall'ESA(ESOC) il 2 marzo 2004 alle 07:17 GMT, tenterà di raggiungere la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. La sonda "ROSETTA"(in arabo:Rashid) così chiamata in riferimento alla Stele di Rosetta.

(una pietra di granito scuro,reperto decisivo per la decifrazione del Geroglifico)

 

E' in viaggio da quasi due anni. Il 4 marzo 2005, la sonda passò nel cielo del Messico subito dopo il tramonto a una distanza dalla Terra di 1.900 Km.e si poteva vederla a occhio nudo,(chissà quanti l'anno scambiata per un UFO!). L'obiettivo della sonda ? Sganciare sul "suolo" della cometa un laboratorio che dovrebbe svelarci la storia della formazione iniziale del sistema solare.Se tutto va bene,ciò avverrà nel 2014.

Prossimi appuntamenti della sonda:

Febbraio 2007 : sorvolo di Marte

Novembre 2007 : secondo sorvolo sulla Terra

settembre 2008 : sorvolo asteroide 2867Steins

Novembre 2009 : terzo sorvolo della Terra

Luglio 2010 : sorvolo asteroide 21Lutetia

Maggio 2011-gennaio 2014 : "ibernazione nello spazio profondo"

Gennaio-maggio 2014 : avvicinamento alla cometa

Agosto 2014 : mappatura e caratterizzazione della cometa

Novembre 2014 : "atterraggio" sulla cometa

Notizia carina:

L'Agenzia spaziale italiana (ASI), ha lanciato un concorso aperto ai giovani dai 12 ai 25 anni per dare un nome a questa sonda destinata ad "atterrare" sul sulla cometa.

(Informazioni:Tel.06.856.7293) 

 INVERSIONE DEI POLI MAGNETICI TERRESTRI ?

Potrebbe essere catastrofica un'imminente inversione dei poli magnetici terrestri.

Da recenti risultati di ricerca, confermano una moderata fluttuazione del campo magnetico terrestre, si tratta di un'anomalia sintomo di inversione dei poli, o di semplice fluttuazione?

Non conosciamo gli effetti che avrà sulla vita animale, vegetale e clima terrestre. Non trattandosi di inversione della rotazione o di un capovolgimento dell'asse terrestre, non dovrebbe dare effetti catastrofici. Tuttavia, potrebbe affievolire il campo magnetico, permettendo ai raggi cosmici di penetrare nella stratosfera provocando un aumento nella concentrazione di ossidi di azoto.Di conseguenza un raffreddamento del Pianeta.Comunque, con misurazioni sofisticati, si è calcolato che questa "fluttuazione" si sposta a una velocità di circa 20 km. l'anno, e questo dal 1600 ad oggi.Secondo alcuni scienziati, il capovolgimento dei poli si verificherà entro poche decine di anni.

   LA FLUTTUAZIONE DEL POPLO NORD DAL 1600 al 2000.

In passato, ci sono state altre inversioni dei poli, e i dati raccolti in quelle precedenti inversioni avvenute in tempi remoti, indicano una serie di fluttuazioni prima dell'evento.

Tratto da "ECplanet" (Luca Savoini 6 ott,06)

 

 

USA : 09.10.2009  Lancerà una bomba sulla LUNA !!!

 

Martedì 01 Settembre 2009 17:30
 

Tutti abbiamo sognato quando la sonda LRO ha inviato le prime immagini del suolo lunare ad una definizione mai vista prima. Non tutti sanno, però, che LRO (Lunar Reconnaissance Orbit) fa parte di una missione della NASA più ampia, denominata LCROSS (Lunar CRater Observation and Sensing Satellite), che ha come obiettivo la ricerca di acqua ghiacciata sul nostro satellite. La missione prevede il lancio di un missile con una bomba di 2 tonnellate da far esplodere sulla superficie della Luna e creare un cratere largo circa 7 chilometri che verrà successivamente analizzato dalla sonda LRO in cerca di cristalli di ghiaccio d'acqua. Sul sito ufficiale della missione è possibile visionare il materiale tecnico trionfalmente mostrato dalla NASA. L'esplosione avverrà il 9 ottobre è sarà visibile dalla Terra!

 

Preoccupazione

Circola però qualche preoccupazione sulla rete. Secondo alcuni noti dietrologi, l'esplosione della bomba sulla Luna, oltre a sembrare esagerata per una ricerca del genere, violerebbe la legge sul volo spaziale che vieta la modifica dei corpi celesti. Un'esplosione del genere potrebbe modificare drammaticamente l'orbita della Luna oppure causare una pioggia di detriti che potrebbe investire la superficie terrestre.

Guerra Interplanetaria

Esiste una base aliena sul lato scuro della Luna? La circostanza sarebbe confermata dalle dichiarazioni degli astronauti americani che si sono recati sulla Luna, dal personale della NASA, dagli scienziati russi e da alcuni rapporti del NSA (National Security Agency) che si occuperebbero proprio di questa base lunare aliena. [Vedi: Strani oggetti su Google Moon]

In una trasmissione televisiva del 2006 (Apollo 11: la storia non raccontata), Buzz Aldrin ammise per la prima volta in pubblico che gli astronauti sulla Luna avvistarono un UFO, ma che non erano autorizzati a parlarne nelle comunicazioni tra Apollo e la Terra. Aldrin racconta che quelli furono attimi di panico. In una comunicazione segretata fino a poco tempo fa, si sentono le parole di Armstrong: "Queste cose sono davvero grandi, Signore! Enormi! OH MIO DIO! Non potreste crederci! Vi sto dicendo che ci sono altre navi spaziali qui fuori, allineate sulla sponda lontana del cratere. Sono qui sulla Luna e ci stanno guardando!"

Anche gli scienziati russi intercettarono le comunicazioni e furono tra i primi a confermare l'accaduto. "Secondo le nostre informazioni, l'incontro è stato riportato subito dopo l'atterraggio del modulo", dice il Dott. Vladimir Azhazha, fisico e docente di matematica all'Università di Mosca ed ex militare della Marina Militare Sovietica. "Neil Armstrong ha trasmesso un messaggio nel quale affermava la presenza di due grossi oggetti misteriosi che li guardavano. Il messaggio non è mai stato trasmesso in pubblico perchè la NASA lo censurò".

Il Trattato Terrestre sullo Spazio
nza aliena sulla Luna, allora la preoccupazione è che il vero intento della missione LCROSS sia un deliberato atto ostile ne
Se fosse confermata una presei confronti delle colonie extraterrestri sulla Luna. In questo caso, la NASA e il Governo Americano sarebbero colpevoli di una guerra di aggressione, che è il più grave dei crimini di guerra contemplati dal Trattato delle Nazioni Unite e dalla Convenzione di Ginevra, ai quali gli Stati Uniti sono soggetti. Il Trattato delle Nazioni Unite sullo Spazio Esterno, che gli Stati Uniti hanno ratificato, afferma: "La Luna e gli altri corpi celesti siano usati da tutti gli Stati aderenti al trattato esclusivamente per scopi di pace. L'installazione di basi militari, fortificazioni e armamenti, il collaudo di qualsiasi tipo di arma e la conduzione di manovre militari sui corpi celesti è proibita". 98 Stati hanno ratificato il trattato e 125 hanno aderito al trattato.

L'idea del trattato è quella di rendere lo Spazio la nuova frontiera della pace e non un nuovo campo di battaglia per generali che giocano alle guerre stellari. Questo esperimento della NASA presenta comunque dei rischi elevati, base o non base. Ammesso che l'intento sia puramente scientifico, ci chiediamo come si possa far esplodere un ordigno di due tonnellate su un satellite così vicino alla Terra, senza valutare le conseguenze di quello che si sta facendo. Vedendo i dati sul sito della missione LCROSS pare che l'esplosione sarà bella potente.

Tornano alla mente tante immagini tratte dalle pellicole di fantascienza. In Spazio 1999, una serie televisiva britannica degli anni 70, a causa di una immensa esplosione sul lato oscuro del satellite, la Luna viene spinta fuori dalla sua orbita per vagare senza meta nell'universo. Invece nel recente film di fantascienza , "The Time Machine", tratto dal romanzo di Herbert G. Wells "L'Uomo che visse nel Futuro", la nostra cara Luna viene frantumanta in due parti a causa dello sfruttamento minerario del satellite. La distruzione della Luna porta enormi cataclismi sulla Terra, colpendo gravemente la civiltà terrestre.

Speriamo che questi scenari, non proprio augurabili, rimangano ben stipati nelle pellicole e nelle pagine impolverate dei romanzi di fantascienza. Ma è possibile che dobbiamo spingerci sempre fino al baratro?

 

 

fonte: http://lcross.arc.nasa.gov/observation.htm

 

 

 

Acqua sulla Luna, nuovi indizi


Al polo sud c'è tanto idrogeno

Giovedì l'annuncio della Nasa. L'agenzia spaziale americana fornirà i primi dati della missione LRO. Segnali precisi fanno pensare alla possibilità nostro satellite un giorno si possa vivere


 

 

 

 

 

<b>Acqua sulla Luna, nuovi indizi<br/>Al polo sud c'è tanto idrogeno</b>
POTREBBE essere l'ultimo capitolo di una storia che va avanti da secoli. Quella che vede gli esseri umani arrovellarsi per rispondere ad una domanda semplicemente complessa: sulla luna c'è acqua? Ovvero: e possibile vivere sulla luna? Giovedì prossimo la Nasa potrebbe dare a questa questione epocale una risposta affermativa. Risposta che giungerà dal modulo LRO - acronimo che sta per Lunar Reconnaissance Orbiter - che l'agenzia spaziale americana ha lanciato in orbita lo scorso 18 giugno con un unico obbiettivo. Quello di sparare sul polo sud della luna un grosso proiettile per far sollevare una quantità sufficiente di detriti da analizzare.

L'LRO è tuttora impegnato nel dar vita al più completo servizio fotografico mai fatto al nostro satellite. Fotografie ad altissima risoluzione che data la loro accuratezza hanno già fornito delle prime tracce per poter elaborare ipotesi scientificamente fondate. La mappatura termica del lato oscuro della luna ha mostrato che la temperatura della regione, piena di crateri polari, è di -238 gradi Celsius. "Il posto più freddo dell'intero sistema solare", ha commentato lo scienziato Richard Vondrak che collabora con la Nasa per questo progetto. In questa landa astrale desolata alcuni strumenti a bordo dell'LRO hanno rilevato una presenza notevole di idrogeno. Risultati simili sono stati osservati anche dal Chandrayan-1 una missione indiana che ha come obiettivo quello di fornire un'accurata mappa dei minerali presenti sul satellite.

E dove c'è idrogeno c'è acqua, suggeriscono alla Nasa. Quantità ancora più elevate del gas sono state riscontrate al Polo Sud della Luna. Qual è la causa di questo eccesso di idrogeno? Vondrak afferma che "si potrebbe trattare del fatto che l'acqua sulla luna è arrivata molto più recentemente di quanto finora ipotizzato dagli scienziati". Si smentirebbe così un'altra vulgata dell'astronomia cioè quella in base alla quale si ritiene che se acqua c'è sul nostro satellite, essa è imprigionata nelle sue profondità.

C'è però un margine d'incertezza dovuto al fatto che alla Nasa non sono onniscienti. Infatti l'impatto del proiettile era stato previsto in una zona diversa da quella che ha dato questi risultati. Bisognerà quindi aspettare e sperare che tra i detriti sollevati dall'LRO ci sia del ghiaccio. Il cratere prescelto per essere amichevolmente bombardato è il Cabeus A, le cui fotografie ad infrarossi non hanno dato risultati completamente rassicuranti in merito alla presenza di idrogeno.

Ma niente paura per gli scienziati che si occupano della formazione e dell'evoluzione del nostro satellite. Scoperta l'acqua bisognerà scovarne l'origine. In merito le teorie più diffuse sono tre. La prima è quella che ha ipotizzato l'impatto tra la Luna e una cometa avvenuto quasi quattro miliardi di anni fa. La seconda è quella che vuole un lento ma continuo deposito d'acqua avvenuto grazie all'impatto di una quantità imprecisata di asteroidi nel corso dei secoli. La terza contempla come probabile origine dell'acqua sulla luna il sole. Un paradosso cosmico spiegabile dal fatto che i protoni depositati dal vento solare combinati con l'ossigeno presente sulla luna avrebbe generato acqua.

C'è poi una storia nella storia. Riguarda Faith Vilas, direttrice nel 1999 del Multiple Mirror Telescope in Arizona. In un saggio scritto quell'anno, la scienziata aveva riportato gli esiti di una serie di osservazioni compiute sulle fotografie scattate alla luna durante la celebre missione Galileo verso Giove. Quando aveva filtrato le foto agli infrarossi aveva notato alcuni segnali provenienti dal Polo Sud lunare. Gli stessi segnali che rivelavano sugli asteroidi la presenza di minerali alla cui vita sono necessarie due cose: il caldo e l'acqua. La Vilas non ha mai pubblicato quel suo studio.

(22 settembre 2009)

 

 

 

 

 

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